lunedì 28 aprile 2014

Il sempre poco chiaro nuovo che avanza.

La presenza e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il numero crescente di impianti eolici, fotovoltaici installati e in parte finanziati con danaro pubblico, le fabbriche ricoperte di pannelli solari, quasi autosufficienti anche per il diminuito consumo energetico. L'aumento generalizzato dell'energia alternativa con la diminuzione della richiesta di elettricità determinata sopratutto dalla crisi industriale, daranno sicuramente inizio alla chiusura di centrali obsolete. Siamo preparati a questo cambiamento? Oppure quando inizieranno a chiudere le centrali che producono elettricità bruciando carbone ci dobbiamo sentire in colpa per ambire a respirare meglio? Queste lobby faranno sentire le loro esigenze? Già ora è stata promulgata una legge che se su un tetto c'è una struttura che produce più di tre Kilowatt di potenza il valore  della casa potrà avere un impatto negativo su Imu, tase e altre imposte. Tutto questo oltre a non essere chiaro potrebbe far pagare più tasse alla casa "virtuosa". Concetto veramente "duro" da condividere dopo anni spesi a convincerci che l' energia alternativa è il futuro! C'è un programma governativo relativo a questo inevitabile cambiamento? Oppure faremo un tira e molla come è successo per quasi cento anni con  la "Stoppani-story" culminato con uno dei più  disastrosi inquinamento di tutti i tempi e la disperazione di chi era costretto difendere il proprio onesto lavoro devastando tutto oltre alla propria salute! Non sarebbe normale sperare che la politica prendesse coscienza e conoscenza di questo inevitabile cambiamento e il Ministro preposto alla gestione di questo cambiamento presentasse un programma dettagliato e lo spiegasse in televisione (come se fossimo cittadini normali)  con tutte le parti in causa! 

domenica 20 aprile 2014

La "sensazione"

La “sensazione”, nel senso di personale impressione, stupore, sorpresa, interesse, si è  sostituita alla ideologia; quest’ultima un tempo spiegava le ragioni, il pensiero le pulsioni su cui si fondavano i partiti.  Chi si sentiva di condividere una delle tante ideologie e si sentiva disponibile a portare il suo personale contributo, si associava a quel partito e svolgeva attività politica. Piano piano è cambiato tutto e di tutte le ideologie sostanzialmente ne sono rimaste due; quella fascista e quella comunista, entrambe valide più come epiteti che non come ideologie, sicuramente offensivi solo quando erano elargiti da persona non gradita, diversamente completamente ininfluenti. Tutti gli altri partiti con sfumature politiche moderate, ambigue e a volte poco chiare, acquisivano una certa validità, specie per i sostenitori, dalle  spiegazioni che i singoli leader quasi giornalmente elargivano. Ora tutti i partiti, che hanno lo spessore per essere in Parlamento si sono “consociati” affinché  rimanga il più possibile immutata la situazione attuale che ha portato vantaggi a tutti gli addetti della politica, dei sindacati a tutte le caste e alle lobby che integrano, se soddisfatte, le ulteriori esigenze politiche.
Rimane disinteressata a questo sistema politico una parte potenziale di elettorato attivo che si aggira intorno al 40%. Questo numero enorme di non votanti, è convinto di non poter incidere sulle sorti del paese votando per gli attuali  partiti consociati perché interessati allo unico andamento possibile: quello attuale.  
A Berlusconi sono occorsi venti anni per comunicare alla “sensazione” che abbia sempre operato con la mentalità di un Califfo avendo la necessità di legislature che si occupassero, a tempo pieno e unicamente, di tutti i suoi problemi, mascherando tale attività da impegno contro la pericolosa, a suo dire, avanzata "delle sinistre".
La lega inizialmente ha meravigliato parecchie persone incidendo positivamente anche sulla loro “sensazione”, però purtroppo è stata annullata dall'imbarazzo avvertito dai suoi sostenitori quando sono comparse inequivocabili e vergognose manfrine poste in essere dalle più alte cariche della stessa.
Il P.D. sicuramente formato da una dirigenza che ha promosso da subito l'avvicinamento alle lobby e la cura di interessi disinvolti, ha avuto, forse, la capacità di rimanere presentabile ma solo grazie ad un vecchio e duro zoccolo, come si dice, talvolta tacitato e talvolta sbandierato (secondo le esigenze del momento). Tale zoccolo non ha impedito il favore di lobby imbarazzanti, come quelle delle slot macchine: finanziamenti audaci, difesa cinica di una fonte di problematiche sociali e di ingiustizia, persino il tentativo di  punire i comuni che in qualunque forma e modo volessero creare difficoltà a quelle società del gioco che ci stanno elargendo un numero sempre in aumento di malati (da curare con soldi pubblici) di ludopatia. Il P.D. ha permesso inoltre alla famiglia Riva di diventare miliardaria con la impunita copertura nell'avvelenamento di Taranto. Diciamo che tutto questo è più che sufficiente per chiudere il cerchio sulla scomparsa delle ideologie dalla politica italiana e per tracciare un bilancio, decisamente negativo; anche se ora qualcosa di mai sentito prima Renzi sta cercando farci pervenire. Vedremo in un prossimo e veloce futuro. 
Il Movimento 5 Stelle, se non si fosse innamorato della propria verginità, quando ha avuto l'opportunità di farlo, poteva incidere positivamente su questo andazzo per dare almeno una vigorosa sterzata. Bastava si accordasse con lo Smacchiatore (e per un breve periodo era possibile) per raggiungere la promulgazione della legge sulla corruzione e la riforma di quella elettorale; e poi magari andare alle elezioni!  Credevo che Grillo sapesse che in politica spesso bisogna sporcarsi le mani con la merda, sperando che con un piccolo aiuto, parte di questa si possa mutare in ottimo letame. Invece hanno preferito trasformare il movimento in una enorme ghiacciaia di voti, sperando di governare da soli, in un incerto futuro. Come se il tempo necessario per raggiungere questo obiettivo non fosse anche a carico di chi ora sta vivendo male,  Grillo forse non lo sa, ma ha fatto un grande regalo insperato ai responsabili della disfatta. Ed ha allontanato la soluzione, se mai ci sarà, dei nostri problemi.

venerdì 11 aprile 2014

Sempre lei la corruzione. Abolendola si farebbe lavorare meglio la giustizia.

 Bisognerebbe avere il coraggio di bloccare ed annullare tutti i processi, relativi alla corruzione, permettendo almeno alla Magistratura di andare avanti  giudicando gli altri reati, almeno fino a quando non si blocca la prescrizione. Ricordiamo in proposito che i tempi della prescrizione per il reato di corruzione, sono già stati vergognosamente ridotti dalle leggi varate grazie all'unico impegno profuso in politica del nostro ex leader. Quando si inizia il processo, inizia pure a maturare l'impunità per l' imputato, perché il termine di prescrizione è notoriamente inferiore a quello necessario al compimento dei tre gradi di giudizio. Fino a quando non sarà permesso all'Italia di attingere alle tradizioni giuridiche di Paesi simili al nostro (Europa), oltre che ad un termine giuridicamente più lungo dei limiti nostri di prescrizione, si dovrebbe attuare la disciplina dell'interruzione del termine di prescrizione fino a quando dura il processo. Questo sì che avrebbe un impatto determinante sulla lotta al putridume. Non dimentichiamoci che i più bravi avvocati in Italia sono quelli che riescono a risolvere la causa prima del terzo grado di giudizio finale, lasciando operare la prescrizione! Fa anche tenerezza la scuola nata a Firenze e realizzata da Anci Toscana per la formazione di dirigenti e quadri per la pubblica amministrazione, ma che deve fare finta di non vedere la più grossa trasversalità politica che, non solo non è in grado di dare una legge sulla corruzione, ma riesce pure a non parlarne (e a non farne parlare). Come se il problema non esistesse. Le uniche voci importanti che se ne occupano costantemente, e che mettono in guardia sul vero peso della sua esistenza, sono il Papa e don Ciotti. Poi, certo, ci siamo noi comuni mortali, o almeno quelli che ancora riescono ad accorgersi di quanto sia inquietante il silenzio politico su questo "peccato originale" della nostra democrazia. Viene da ripetere (e occorrerà farlo fino alla nausea) che qualunque presa di posizione politica, istituzionale e riformatrice, anche la più importante e valida, sarà puntualmente vanificata dalla mancanza di una legge giusta sulla corruzione e sulla relativa prescrizione. Occuparsi di altro, come fa puntualmente la nostra classe politica, è un po' come se in caso di una violentissima pestilenza ci si preoccupasse solo di non mangiare salato; la gente cadrebbe per le strade, fulminata dalle febbri bubboniche, ma con le arterie perfettamente sgombre e libera da vascolopatie. Sai che soddisfazione?

lunedì 7 aprile 2014

L'accordo sulla demente spesa degli F-15 viene da lontano.

 Obama; il migliore di tutti, ma anche perché tutti noi siamo in soggezione politica in quanto vittime dell'unica nostra scuola di governo, che purtroppo fa emergere non i migliori, ma i più furbi e quindi incapaci a gestire e difendere la ricchezza della nostra Nazione! Nessuno dei nostri politici ha il senso civile di capire che quello che decideranno ricadrà sempre e inevitabilmente sulla testa delle future generazioni!  Così come il Governo Prodi invece di "promuovere lo sviluppo delle aziende italiane, scelse di partecipare al progetto di realizzazione dell'F-35".  Nel 1996 il ministro della difesa Andreatta approvò il progetto F-35 con tutto il Parlamento in armonioso accordo. Tale accordo lo riconfermo il Governo D'Alema potendo contare sull'approvazione unanime di Forza Italia, Ulivo e Lega Nord. Confermata la partecipazione anche dal Governo Berlusconi nel 2002, fu sempre il secondo Governo Prodi che impegnava l'Italia fino al 2046 alla partecipazione della fase due del progetto e così tutti i governi dissero sempre sì. Non è servito a niente neanche giudizio negativo della RAND Corporation, società di analisi strategiche che collabora col Dipartimento della difesa U.S.A. che decretò il fallimento del programma F-35 affermando che in un conflitto reale questi aerei non sarebbero in grado di competere con uno dei diretti concorrenti, il cacciabombardiere russo Su-35. Purtroppo emergono fatti sempre insostenibili, quale ad esempio che l' F-35 sarebbe difettoso, e l' eliminazione di questi difetti implica inevitabilmente un insostenibile e non quantificabile aumento del costo! Quindi, scarsa qualità del prodotto e insensatezza del costo, con la certezza di un costante aumento; fatti insopportabili in questo periodo di affamante recessione. Questi fatti sono stati considerati sufficienti per abbandonare la partecipazione al progetto F-35  di Nazioni quali Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Canada e Australia! Cosa abbiamo noi di diverso da queste 5 Nazioni che hanno preso una decisione migliore per i loro sudditi o cittadini?

venerdì 4 aprile 2014

I difensori della corrozione davanti al Papa.


Devo dire che ho sentito un disagio intimo mio personale, verso tutti i politici che sentivano l'omelia del Papa che parlava in modo chiaro ed inequivocabile di corruzione! Tutti gli attenti ascoltatori abituati da anni al consociativismo il cui primo comandamento è "Ignorare la corruzione, comportarsi come se non solo non esistesse ma come se non fosse neppure un costo; e comunque se costo deve essere in quanto tale lo si sopporterà cristianamente". Ho avuto anche la certezza che questo Papa non lo si possa prendere molto per il naso! E statene pur certi che su questo argomento vi verrà ancora a cercare! Come potete non sentirvi colpevoli, tutti insieme, destra sinistra  e furbi, quando dice: "Che tutti sono peccatori, ma gli esponenti della dirigenza più peccatori perché sono diventati corrotti" ? E una volta disse che i corrotti lavorano in gruppo ed è per questo più difficile perdonarli.  A voi rimangano due sole soluzioni: andare a lezione dall'onorevole Razzi, oppure cominciare seriamente a promulgare una legge sulla corruzione; perché i disastri di questa mancanza legislativa solo gli scemi non li avvertono. E gli scemi hanno sempre fatto più disastri dei cattivi

Stiamo perdendo tutti.


-- Prima o poi ci sarà la resa. La capitolazione a una guerra combattuta  dalla parte peggiore del nostro Paese che ha vinto i più deboli e i più tanti, perché mai si sono difesi uniti ma sempre a settori, sempre per categorie e sempre volendo trarre qualche piccolo vantaggio rispetto agli altri! I segni non saranno quelli tipici delle Guerre ; Città distrutte, Famiglie dimezzate dall'atrocità del conflitto, ma comunque divise dallo espatrio per la ricerca del lavoro sì!   Ma tutti avremo la certezza e l'amarezza del disastro voluto e attuato da una casta che fino all'ultimo è stata convinta e certa di potersi arricchire e sopravvivere ad  una corruzione resa impunita e favorita dagli avvocati personali, diventati legislatori per promulgare leggi che rendessero immune il loro Principe, ma che purtroppo così facendo favorivano la mala pianta del disastro annunciato: Dando a tutti i corrotti la certezza che la prescrizione li avrebbe sempre e comunque salvati. La corruzione ha un costo sociale che se combattuto diminuisce, se favorito con leggi speciali, aumenta in modo esponenziale fino all'insostenibilità facendo crollare tutto! Avevamo bisogno che la sinistra si unisse al movimento pulito, e che il movimento pulisse la sinistra. Un sogno!  Il movimento vuole tutto il cuccuzzaro, non sapendo che quando lo otterrà avrà da lavorare con una struttura maligna, capace di rendere vana qualunque buona volontà.. Mentre la collaborazione con una sinistra, sicuramente dal movimento condizionata, e perché no un poco più pulita, avrebbe potuto raggiungere risultati apprezzabili. Ma così non sarà mai e il Signor Berlusconi, grazie al purismo e all'intransigenza del signor Grillo sarà l'eterno indispensabile. E quando il tempo renderà a tutti chiaro il disastro generato dai capricci dei nostri leader non ci rimarrà che l' unica triste consolazione di averlo visto e previsto e non aver potuto fare nulla per prevenirlo. Sapendo che sarebbe bastato che si mettessero d' accordo sulla legge per una sana e onesta votazione che fosse espressione popolare, e una legge che non rendesse inefficace il processo ai corrotti!  

venerdì 28 marzo 2014

Cosa hanno in più dei nostri politici, quelli di Gran bretania, Olanda, Danimarca, Canada e Australia che hanno preso una diversa e più intelligente decisione?

L’incredibile storia degli F35 e gli incredibili sperperi dell’Italia


09 lug 2013 Scritto da C.Alessandro Mauceri 6 Comments


Qualche mese fa, durante il periodo in cui governava Mario Monti, scoppiò una grande polemica sul fatto che l’Italia aveva deciso di acquistare dalla Lockeed 121 aerei da caccia, gli F35. In realtà, i motivi del dissenso erano molti. Innanzitutto il fatto che, in un momento di crisi, come quello che stava attraversando il nostro Paese, era stato deciso di spendere una somma enorme per rinnovare la flotta aerea.
F35. Foto tratta da  da www.ecquologia.com
F35. Foto tratta da da www.ecquologia.com
Anche sulla scelta degli F35, poi, erano sorti molti dubbi. Perché l’Italia aveva dovuto acquistare aerei prodotti negli Stati Uniti d’America pur avendo sul proprio territorio una delle maggiori aziende produttrici di aerei militari, la Aermacchi, che produce velivoli estremamente competitivi? Tanto più che Aermacchi è parte del gruppo Finmeccanica, azienda a compartecipazione statale e che l’acquisto di quegli aerei avrebbe potuto avere effetti positivi, sia diretti che indiretti, su tutto il territorio.
In pratica sarebbe come se un contadino che coltiva mele decidesse di andare a comprarle dal fruttivendolo pur avendo le proprie appese all’albero!
Monti allora decise di ridurre l’ordinativo per l’acquisto dei velivoli a 90. In molti pensarono che forse la scelta del Governo era stata fatta per evitare ulteriori polemiche circa le enormi spese destinate alla difesa, oppure che si fosse trattato di una sorta di rinsavimento della classe politica nazionale a seguito del peggioramento delle condizioni di vita degli italiani. Oppure, ancora, che tale riduzione fosse stata suggerita dall’Unione Europea e inserita nelle misure anticrisi per salvare il nostro Paese.
Ma col passare dei mesi i dubbi sulle scelte prima del Governo Berlusconi, poi del Governo Monti e infine del Governo Letta non sono diminuite, anzi semmai sono cresciute. Sì, perché nel frattempo sono state diffuse informazioni circa gli F35 che prima non erano state diffuse adeguatamente. Perché la storia degli F35 (come riportato da Investireoggi) pare risalga addirittura al 1993 (già questa data lascia comprendere come i nostri governanti abbiano fatto un affare comprando “l’ultimo” ritrovato della tecnologia aerospaziale).
Fu in quell’anno che, dopo la fine della “minaccia” URSS, gli Stati Uniti d’America decisero che era ora, dopo decenni di spese folli dovute alla ITALY-POLITICS-GOVERNMENTguerra fredda, di cominciare a risparmiare sugli armamenti. L’allora Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, chiese quindi che tutti i servizi aerei americani venissero unificati nel programma JAST (Joint Advance Strike Tecnology), inclusi ovviamente i progetti per creare aerei da combattimento.
Nel 1996 il programma JAST cambiò nome in JSF, Joint Strike Fighter, e si decise che era il momento di passare alla produzione. Tra le proposte presentate ne furono scelte due: una della Boeing, con il modello chiamato X-32, e una della Lockheed, che proponeva l’ X-35. Dopo una dura battaglia (visto che si trattava di uno scontro tra titani) fu scelto il progetto della Lockheed, che prese il nome definitivo di F-35.
Sì, ma con tutto questo che cosa c’entra l’Italia? C’entra, eccome. Infatti, partner del progetto per la realizazione dell’F35 fu scelta l’Italia, con un impegno economico (allora) di 1 miliardo di dollari. Erano gli anni del Governo Prodi, il quale, invece di promuovere lo sviluppo delle aziende italiane, decise di partecipare al progetto di realizzazione dell’F-35.
Nel 1996, quando Ministro della Difesa era Giulio Andreatta, il progetto fu approvato sia con i voti sia del centrodestra che con quelli del centrosinistra (i più attenti lettori noteranno che quando si tratta di scelte importanti in Parlamento non si pensa neanche al termine opposizione: partecipano tutti e di buon gusto).
L’impegno del nostro Paese fu poi riconfermato durante il Governo D’Alema che, in Commissione Difesa, potè di nuovo contare sull’approvazione all’unanimità di Forza Italia, dell’Ulivo e della Lega Nord.
berlusconiAnche durante il successivo Governo Berlusconi, nel 2002, quando alla Difesa c’era Antonio Martino, la decisione di partecipare al progetto fu confermata. E così ancora nel 2007, durante il secondo Governo Prodi, quando fu richiesta la firma definitiva dell’accordo per partecipare alla “Fase 2”, ovvero alla fase di costruzione del velivolo, che avrebbe impegnato l’Italia economicamente fino al 2046. E così via attraverso tutti i Governi (è bene sottolineare TUTTI) sino ad arrivare al Governo attuale.
Ora, al di là delle motivazioni che avrebbero dovuto giustificare una simile scelta (in molti hanno contestato che, secondo alcuni, vi sarebbero errori addirittura pacchiani sia circa il numero degli aerei in dotazione dell’esercito italiano, sia in merito al fatto che fossero obsoleti), sin dall’inizio emersero alcuni problemi per la relazione dei nuovi caccia. Problemi che, per chi ha lavorato alla progettazione, come l’Italia, avrebbero dovuto essere evidenti fin da subito.
Infatti, sebbene la Lockheed Martin sia, con 45 miliardi di dollari di fatturato (dato 2009) e 140.000 dipendenti, un colosso mondiale, il progetto per l’F35 si rivelò fallimentare sin dall’inizio. Ritardi, costi più alti del previsto e in continua crescita, fecero somigliare il progetto dell’F35 il tipico progetto per l’esecuzione di lavori pubblici in Italia: alla fine il costo medio ad aereo è aumentato dell’81%. E la fase iniziale, quella cofinanziata con i soldi dei contribuenti italiani, è passata dai 20 miliardi previsti ai 40 miliardi effettivi. Aumenti che hanno reso necessario, in America, il ricorso alla legge Nunn McCurdy, che impone una riapprovazione politica dei programmi militari nel caso in cui il costo superi del 25% quello previsto all’origine.
La vicenda degli F35 è diventata ormai un palese fallimento. Tanto che, a gennaio, Robert Gates, segretario della difesa americano, ha detto cheeuro-affari gli USA non escludono che “se entro due anni i problemi tecnici agli F35 non saranno risolti il Governo abbandonerà il progetto”.
L’Italia aveva dichiarato, nel 2007, di voler comprare 120 aerei, per una spesa stimata, all’epoca, in 7 miliardi di euro, ma questa cifra sembra destinata ad aumentare. Del resto, come fare a rinunciare all’acquisto di ciò per cui si è speso tanto?
Intanto molti dei committenti (tra cui Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Canada e Australia), nel frattempo, vista la scarsa qualità del prodotto e i suoi costi, hanno rinunciato all’acquisto. Del resto, come dargli torto visto il giudizio della RAND Corporation, società di analisi strategiche che collabora col Dipartimento della Difesa USA, che ha criticato l’F-35, affermando che in un conflitto reale non sarebbe in grado di competere con uno dei diretti concorrenti, il cacciabombardiere russo Su-35.
Poi, anche sotto il profilo economico, pare che l’F35 non sia competitivo, tanto che la stessa Marina americana ha stimato che i costi di manutenzione degli F35 saranno del 30-40% superiori a quelli dei caccia attualmente in uso. Tanto elevati da poter diventare eccessivi anche in considerazione del fatto che, a fare concorrenza a giorni sarà anche la Cina con il suo nuovo caccia di quinta generazione Jian-31 (J-31). E ciò anche grazie alla collaborazione tra Cina e Russia. Nella versione sperimentale del J-31, infatti, pare vengano utilizzati motori russi (RD-93).
Tornando ai motivi che, sin dal primo momento, avrebbero dovuto far sì che l’Italia non partecipasse a questo progetto, ci sarebbe addirittura anche l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Giulio Marcon, deputato di Sel, ha detto: “Si tratta di aerei che non servono per le missioni di pace e per difendere il Paese, ma solo per fare la guerra e oltretutto per portare ordigni nucleari”. Insomma, secondo la nostra Costituzione, il nostro Paese dovrebbe dotarsi di armi “da difesa” (come gli Eurofighter, scartati pur essendo più economici e privi di difetti) e non di aerei d’attacco come gli F35 che possono addirittura essere dotati di missili a testata atomica.
Forse è per questo motivo, oppure per il fatto che nel frattempo è stata diffusa la notizia che l’F35 sarebbe “difettoso”, avendo problemi di volo in certe condizioni meteorologiche o per chissà quale altro motivo, fatto sta che Monti, lo scorso anno decise di ridurre il numero di F35 da 131 a 90. Naturalmente omettendo di dire che il costo di questi aerei nel frattempo era cresciuto da 80 a 127 milioni cadauno e che, quindi, la manovra di Monti non è servita affatto a ridurre i costi (chi ne volesse la prova faccia il prodotto nei due casi e vedrà che il totale è quasi uguale, anzi, semmai, è aumentato). Anzi per mettersi al sicuro le somme necessarie erano già state rese disponibili effettuando tagli al personale della Difesa. Infatti la spendig review ha previsto di ridurre il personale della Difesa 20% cioè 43.000 unità, 30 mila militari e 13 mila civili.
Nei giorni scorsi, (a fare da ciliegina sulla torta, ma, per digerire un boccone amaro come questo, ci vorrebbe ben altro) sono state diffuse altre due notizie. La prima è che, alla vigilia del dibattito parlamentare sugli F-35, il Ministro della Difesa, Mario Mauro, ha rilanciato l’ipotesi di acquistarne 131, invece dei 90 decisi da Monti. Facendo in questo modo lievitare in modo esponenziale le spese per la difesa.
La seconda, poi, ha dell’incredibile (e infatti le autorità si sono guardate bene sia dal confermarla che smentirla). Componente essenziale e insostituibile degli F35 sarebbe l’ALIS.
Ebbene ALIS è lo strumento operativo di un concetto avanzato di logistica che prevede un insieme di processi controllati da terra, chiamato “Autonomic Logistics Global Sustainment (ALGS)”. Il “Country Point of Entry” italiano dell’ALIS dovrebbe essere la base italiana di Cameri. Il problema è che il centro di comando di questo sistema di controllo degli F35, questa sorta di “grande fratello” in grado di rendere inutilizzabili gli aerei comprati dai nostri politici italiani (TUTTI) con i soldi degli italiani, è allocato alla Lockheed Martin di Fort Worth ed è sotto esclusivo controllo USA. Anche il centro ALIS di Cameri infatti sarà controllato direttamente dal Dipartimento della Difesa statunitense.
“Ci troviamo di fronte – ha detto all’Adnkronos Gianandrea Gaiani, direttore di “Analisidifesa.it”- ad un aereo che, di fatto, sarà gestito dagli americani”.
In altre parole, riepilogando, grazie ai nostri politici abbiamo speso una somma enorme di denaro che avremmo potuto utilizzare per la cultura (Pompei sta letteralmente cadendo a pezzi), per la Sanità e per l’istruzione (basti pensare ai tagli fatti dal Governo in carica). E a cosa sono serviti questi soldi? A comprare qualcosa di inutile, che funziona male e che, anche quando funziona bene, è controllata dai militari di un Paese terzo.
Del resto, come biasimarli, visto che oggi gli “strumenti per la difesa dell’Italia” servono in Iraq o in Afganistan o ad Haiti, dove si troverebbe in questo momento la nostra portaerei (ma che ci sta a fare al capo opposto del pianeta se doveva difendere l’Italia?), oppure, in Islanda impegnati nell’operazione “Cieli Ghiacciati” della NATO, (in base alla quale chi ha la possibilità di mettere assetti a disposizione di altri partner lo deve fare).
L’Italia ha già speso 2,5 miliardi in 10 anni e molti ancora dovrà spenderne. Infatti, per acqusTare 90 o 130 aerei F35 serviranno 13, 15, forse 19 miliardi di euro. Per l’acquisto di questi aerei i soldi, a quanto pare, ci sono. Mentre per non ridurre l’Iva e per restituire l’Imu i soldi non ci sono.
La domanda a questo punto è: quanti soldi sarà necessario sperperare prima che gli italiani capiscano quello che da un ventennio ormai avviene sotto i loro occhi?